Il corso di Tecnica Aziendale

Nel 1945, dopo la liberazione, la Scuola Manzoni era in condizioni disastrose. Essendo la sede di Palazzo Dugnani completamente danneggiata dalle incursioni aeree del 1942-43 e dalle SS tedesche che bivaccavano nei Giardini Pubblici, la scuola dovette essere ospitata da altri istituti. Inoltre il calo considerevole del numero delle alunne fece sì che la Civica Amministrazione, nello sconvolgimento dell'immediato dopoguerra, vedesse in essa soltanto un onere.

Il Preside reggente, prof. A. Porta, chiese un anno di esperimento prima di deciderne la chiusura e trovò due alleati nel Sindaco avv. Greppi e nell’Assessore all’istruzione prof. Magni.

Anzitutto il Preside sollecitò e si impegnò a fondo nella ricostruzione di Palazzo Dugnani, ben consapevole che un edificio esprime la storia e la tradizione di un’ istituzione, e la sua azione presso il Sindaco, l’Assessore, l’Ingegnere capo del Comune, il Provveditore, fu davvero instancabile. La scuola a poco a poco risorse dalle rovine e parallelamente il Preside, comprendendo l’esigenza di una riforma didattica, atta a riportare la scuola all’interno di una società tanto mutata, interpretandone le nuove esigenze, studiò ed elaborò durante l’estate del ’45 un nuovo ordinamento, che si concluse con l’istituzione del Corso Superiore di Tecnica amministrativa accanto al Corso Superiore di lingue straniere.
Nel marzo 1946 il nuovo corso, definito Corso Superiore di Tecnica Aziendale, fu deliberato dalla Giunta Municipale e le alunne, 87 nel 1945-46, aumentarono a 225 nel 1946-47.
Nello stesso anno la Scuola Media, fin dalle origini parte integrante della Civica Scuola Manzoni, pur mantenendo un’unica presidenza, assunse una configurazione propria, con lo scopo specifico di essere propedeutica agli studi linguistici istituiti dal Comune di Milano, caratteristica che avrebbe mantenuto sino al 1962 quando fu necessario adeguarsi alla nuova scuola media unica.

La soppressione della scuola era scongiurata, ma l’attività del Preside Porta continuò negli anni con la sua incredibile capacità di raccogliere intorno a sé e coordinare le migliori competenze che Milano potesse offrire. Gli atti che documentano quegli anni intensi di ricostruzione ci permettono di venire a contatto con uomini mossi da ideali, da grande capacità risolutiva ed intelligente concretezza. E’ sufficiente scorrere l’elenco delle personalità che insieme al Preside Porta elaborarono il progetto della scuola per coglierne le sinergie e insieme il sincero desiderio di ricostruire una societàche cominciasse proprio dalla scuola.

Le linee di taleprogetto furono il risultato del convergere delle più vaste competenze in campo politico, accademico, bancario( Cassa di Risparmio, Banca Commerciale, Credito Varesino, Credito Italiano, Banca Popolare), imprenditoriale (Pirelli, Montecatini, Edison, Olivetti, Parodi-Delfino) e sociale (Anonima Infortuni, Izar, Fondazione Solidarietà Nazionale). Per la prima volta furono chiamati anche i rappresentanti delle famiglie delle allieve a partecipare alla elaborazione del piano di studi.

Il prof. Porta, uomo di vera cultura e rara generosità ,trovò accanto a sé docenti felici di collaborare con lui nell’affascinante avventura di un esperimento tanto nuovo in campo didattico e genitori grati per quanto il Preside ed i Docenti sapevano offrire.

Questi anni di grande fervore e di rinascita per la scuola Manzoni videro tutte le allieve ammesse alla Facoltà di Lingua dell’Università Bocconi, così come per loro erano aperti i Magisteri e Ca’ Foscari.
In tal modo la Scuola Manzoni entrava nella realtà cittadina, non era più la scuola a sé stante di un tempo e vedeva tutti i partiti politici favorevoli al suo programma di cultura e di elevazione femminile.