Ruolo delle Lingue

Il ruolo delle Lingue e Letterature straniere

Due elementi hanno fortemente caratterizzato la vita della Scuola Manzoni dal 1861 ad oggi: la sua autonomia rispetto alle scuole statali e la sua specifica connotazione linguistica.
L’esame di questo secondo aspetto è di particolare interesse sia per la moderna impostazione didattica che per le numerose iniziative legate allo studio delle lingue.
Al momento della sua fondazione il francese era di rigore, in alternativa all’italiano, persino durante gli intervalli, essendo bandito il dialetto all’interno della scuola.
Nel 1871, quando la Giunta municipale deliberò di aggiungere un quarto corso, già lievitava l’aspirazione di inserire la lingua tedesca accanto al francese e fu proprio il desiderio di ampliare il programma delle lingue straniere che spinse all’istituzione di un quinto corso complementare e sperimentale in aggiunta al quadriennio, nel 1893. Molti allieve infatti intendevano proseguire gli studi nella sezione di lingue e letterature straniere presso la Reale Accademia Scientifico-Letterariache per molti anni laureò docenti di lingue.
In quegli anni la Scuola fu invitata dal Ministero a rappresentare le scuole femminili italiane all’Esposizione di Vienna, dove ottenne un importante premio, la Medaglia del Progresso, e fu presente alla Mostra Universale di Parigi del 1900: fatti questi di grande prestigio che già delineano l’apertura verso altre culture.
Nel 1902,anno in cui l’accesso all’Accademia Scientifico-Letteraria era già un fatto consolidato, il francese veniva studiato dalla prima alla sesta classe, abbinato ad una seconda lingua inglese o tedesco, dalla seconda alla quinta. I verbali dell’epoca testimoniano un vivace dibattito ed una continua sperimentazione in campo linguistico relativamente al numero delle ore assegnate a ciascuna lingua,ad esempio diminuiscono con gli anni le ore assegnate al francese, studiato per più anni scolastici ed aumentano le ore di insegnamento della seconda lingua straniera.
Ciò che colpisce è l’estrema libertà nella scelta dei testi e delle metodologie, l’accento è sempre posto sulla lingua parlata e la comparsa di un testo dal titolo “English as it is spoken in London” nel 1902 è senz’ altro di una modernità sorprendente rispetto ai metodi allora dominanti, per lo più legati ad aspetti grammaticali.
Altrettanto innovativo è l’insegnamento della letteratura, già presente nei primi programmi e basato su pochi autori adeguatamente scelti. L’intento era quello di educare la sensibilità delle studentesse a cogliere gli aspetti caratteristici di un’epoca attraverso la lettura diretta degli autori.
Le riforme didattiche del 1905-1907 fecero della Manzoni ancor più un’alternativa alla scuola governativa riconoscendo in questa atipicità la sua ragion d’essere ed anche in questo caso il dibattito, pur riguardando tutto il piano di studi, fu soprattutto focalizzato sull’insegnamento delle lingue. Dai verbali delle frequenti riunioni collegiali emerge chiaramente la difficoltà di trovare libri adatti ai programmi stilati, essendo la Manzoni tanto diversa dalle scuole di Stato.
In alcune discipline non furono neppure adottati libri di testo, suppliti da dispense scritte dai docenti e in campo linguistico l’accento era ancora sulla necessità di insegnare la lingua viva. I programmi di letteratura straniera, ora ampliati, furono ancora una volta affrontati con molta libertà e coraggiose scelte didattiche: venivano fornite linee guida all’interno delle quali ogni anno comparivano corsi monografici opportunamente scelti. Lo svolgimento cronologico del programma di letteratura era sempre integrato, in ogni anno del corso, da letture di autori considerati irrinunciabili dai docenti.
L’ampia prospettiva culturale in ambito linguistico portò ad introdurre nel 1908 lo studio dell’etnografia nel quinto anno, a coronare le conoscenze geografiche degli anni precedenti.
Lo stretto legame con l’Accademia Scientifico-Letterariadi cui facevano parte numerosi docenti della Scuola, portò nel 1912 ad un’altra affascinante iniziativa: un ciclo di “Conferenze e Conversazioni di Letteratura italiana moderna e Letteratura comparata unitamente a Storia della Musica”.
Nel 1915 i programmi furono rinnovati dal Comune senza sentire i docenti, provocando comprensibili malcontentie legittime proteste. Il dibattito che ne seguì fu ancora incentrato sulle lingue e sulla scansione oraria rapportata ai vasti programmi. Anche in questo caso la soluzione fu interessante ed innovativa: per evitare la frammentazione dei programmi i docenti attuarono interventi interdisciplinari insistendo su testi moderni soprattutto nelle lingue.
L’ottimo livello didattico raggiunto fece sì che verso la fine degli anni ’20 le Manzoniane, proseguendo gli studipresso il Magistero –Sezione Lingue straniere (Università Cattolica) – fornissero il maggior numero di docenti di lingue alle scuole di Stato.
Per contrastare il pericolo rappresentato dalla “Legge Gentile”, si rese necessaria una riforma ed il nuovo ordinamento del 1932, pur accostando i programmi a quelli dell’Istituto Magistrale, insistette sul fatto che la Manzoni dovesse mantenere la sua fisionomia tipica di scuola di lingue moderne. Ad ogni lingua vennero mantenutele quattro o cinque ore la settimana già in vigore da tempo ed il francese perse il carattere di lingua obbligatoria.
Nel 1935 i nuovi programmi furono approvati dal Ministero della Pubblica Istruzione e la linea didattica emersa dai numerosi incontri tra i docenti riguardo all’insegnamento delle lingue appare pienamente condivisibile anche oggi. L’accento è sempre sulla lingua vivae si raccomanda di evitare aride lezioni di grammatica, di “informare invece attraverso esercizi e moltissima lettura”. Poco più tardi si solleciterà all’uso del Linguaphone per una corretta impostazione della pronuncia e dell’intonazione, ad imparare poesie e canti perché le strutture linguistiche divenissero patrimonio naturalmente acquisito. Il testo pubblicato de nuovi programmi parla della necessità di formare nelle alunne “l’abito del pensiero da formularsi in lingua straniera per dare l’impronta caratteristica a questa lingua”. Le alunne, si legge, vengono spronate “a svolgere esercizi di costruzione in inglese di pensieri italiani”. Tutto questo forma vera educazione linguistica, mira, attraverso la lingua, ad accostare popoli e culture, abbattendo frontiere in un vero discorso di apertura.
Verso la fine degli anni ’30 erano già numerosi anche i docenti madrelingua, cosa che rendeva il confronto interculturale realtà quotidiana. Nel 1941 al momento dell’adozione dei libri di testo l’opzione era in favore della contemporaneità in campo linguistico-letterario ed un ruolo importante doveva essere svolto dalla biblioteca scolastica, recentemente rinnovata nei testi di italiano e lingue straniere.
Dopo il secondo conflitto mondiale la storia e la rinascita della Manzoni furono legate all’istituzione del “Corso di Tecnica Aziendale”, nato per rispondere alle mutate esigenze della società, accanto al già collaudato Corso Superiore di Lingue e Letterature Straniere.
Perno di entrambi i corsi rimaneva lo studio delle lingue, pur con tutti i mutamenti legati alla nuova realtà sociale e tanto più all’interno di un esperimento didattico che mancava di precedenti riferimenti. I docenti di lingue allora presenti nella Scuola prepararono molte redazioni di programmi, vagliati, discussi insieme al Preside e ad esperti provenienti da vari settori (università, provveditorato, industria, banche, economia). Emerse subito la volontà di andare oltre i confini fino allora osservati, introducendo la lingua russa ed esaminando la possibilità di proporre la lingua jugoslava per facilitare scambi culturali e commerciali con quei paesi.
Lo spirito che muoveva allo studio delle lingue era la consapevolezza che solo la conoscenza tra popoli può risolvere in modo pacifico e duraturo gli antagonismi territoriali e politici. Muovendosi in quest’ottica il Preside, prof. Porta, promosse soggiorni all’estero e scambi di insegnanti e allievi, creò borse di studio che permettessero a studenti meritevoli di trascorrere periodi in Francia, Inghilterra e Austria. Nei verbali dell’epoca veniva presa in considerazione la possibilità di un biennio unico tra Corso di Lingue e Letterature Straniere e Corso Aziendale, poiché entrambi gli indirizzimiravano a fornire solide basi di competenza linguistica per differenziarsi poi verso studi filologico-letterari o pratico-commerciale. Particolarmente interessanteper apertura culturale fu la proposta del Preside di dare carattere comparativo allo studio della letteratura italiana nell’ultimo triennio per favorire il confronto ed aprire verso una vera fratellanza europea ed umana.
Nel Corso di TecnicaAziendalelo studio delle lingue, pur rispondendo ad esigenze pratiche, non fu affatto limitato ad un frasario commerciale, ma rimase ad alto livello permettendo così di conseguire un diploma di impiegata di concetto. Nei programmi del Corso di Tecnica Aziendale fu introdotta una materia molto interessante: stenografia in lingua, resa possibile solo da una solida conoscenza della lingua e ritenuta utilissima da tutte le diplomateanche per la flessibilità linguistica che ne derivava.
Già in questi anniferveva il dibattito sul ruolo della conversazione in lingua straniera, di importanza vitale per una scuola che si prefiggeva un insegnamento vivo e pratico della lingua. Fu problematico individuare i compiti specifici dell’insegnante madrelingua, che spesso non si differenziava molto dal docente di lingua, essendo la lingua italiana bandita dalle lezioni di entrambi. Tutti gli incontri ed i dibattiti avevanoquindicome fine la ricerca di un lavoro organico in cui nessuno dei due insegnamenti fosse subalterno all’altro né diventasse un doppione.Allo scopo di formare allieve tecnicamente capaci ma anche colte ed aperte a tutti gli aspetti della vita internazionale furono adottati fin dall’inizio metodi ancora attuali: dopo un biennio di avviamento su argomenti di vita quotidiana, improvvisazione di dialoghi, riassunti, conversazioni spontanee tra allieve, si sollecitaval’uso frequente di radio e grammofono per l’audizione di bollettini, notizie, conferenze da riassumere, si introducevano giornali e riviste straniere, facendo attenzione alla pubblicità sulla stampa straniera. Era chiaro l’intento di abbinare l’uso della lingua ai vari aspetti culturali, alle esigenze anche specifiche dei due rami della Scuola (giornali e riviste economiche da un lato, storico-letterarie dall’altro).
Uno studio siffatto delle lingue, condotto con tali idealità, doveva certo dare alla Manzoni un carattere nuovo e originale, pratico e sociale, facendone una scuola femminile arditamente innovatrice, arricchita da corsi integrativi, conferenze, una ricca biblioteca, scambi, sul modello di analoghe istituzioni in Inghilterra e America. La Manzoni rinnovata aveva ora accesso alle Facoltà di Lingue presso l’Università Cattolica e la Bocconi, Ca’ Foscari e l’Università diLosanna. Il carattere dinamico e sperimentale della Scuola era evidente nei frequenti incontri del Consiglio dei professori che ogni mese si riuniva per coordinare l’insegnamento, studiare problemi e proposte, esaminare il profitto raggiunto. Lo studio delle lingue veniva reso più vivo e piacevole da tutti i moderni sussidi didattici: cinematografia per contribuire a migliore comprensione, proiezioni, dischi, contatti con enti culturali stranieri.